LA MALATTIA. COME SI E’ EVOLUTA, LA SUA VISIONE NEL TEMPO

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LA MALATTIA. COME SI E’ EVOLUTA, LA SUA VISIONE NEL TEMPO

Avere la febbre, il mal di schiena o la gastrite, oggi e’ proprio una seccatura.

Molto frequentemente, nella mia routine di ambulatorio, mi ritrovo ad educare i miei pazienti verso uno stile di vita più sano, dove la vita frenetica e i doveri che abbiamo tutti possono abbracciare i momenti in cui si stacca la spina, in cui ci prendiamo cura di noi stessi. Come si fa a mangiare sano, fare attività fisica, andare a lavoro e poi a prendere i figli a scuola in una giornata?   ORGANIZZAZIONE e COLLABORAZIONE.

Breve storia del concetto di “malattia”

La malattia è sempre stata considerata come alterazione della morfologia e della struttura: si parlava di malattia d’organo con Morgagni nel 1700, poi con Virchow nel 1800 si è passati a considerare la malattia cellulare per giungere a Pauling che nel 1949 scoprì che una malattia, ad es. l’anemia falciforme, poteva essere dovuta al cambiamento di un solo amminoacido nella catena dell’emoglobina e si è quindi cominciato a parlare di malattia molecolare.

Oggi siamo arrivati alla medicina di precisione e alla personalizzazione della terapia attraverso la raccolta di tantissimi dati (esami strumentali e genetici), che indirizzano verso la terapia più adatta per ciascuno di noi (es. terapia in base ai recettori espressi dalle cellule tumorali polmonari).

Anche noi siamo arrivati a vedere la malattia diversamente: fino al 1700 le epidemie erano considerate una punizione divina inflittaci dagli dei o ad un Dio per un torto commesso dagli umani; oggi vediamo la malattia come una seccatura, un rallentamento nella nostra frenetica routine.

Oggi, con l’avvento di farmaci potenti e a disposizione di tutti, ci siamo dimenticati che possiamo intervenire prima la malattia, facendo prevenzione. L’80% delle patologie infatti è legato all’ambiente e solo il 20% alla genetica o alla familiarità.

“La genetica è la pistola con il colpo in canna ma chi spara è l’ambiente” (“Genetics loads the gun, but the environment pulls the trigger.” George Bray, 1996).

Fattori ambientali che possono incidere sulla salute:

INQUINAMENTO

L’inquinamento è la quarta causa di morte globale. È stato appena pubblicato uno studio eseguito sul territorio milanese durato due anni consecutivi, che analizza il rapporto tra inquinamento atmosferico e temperatura e gli arresti cardiaci.
Si è notato che a parità di inquinamento gli arresti cardiaci sono 3 volte più numerosi quando la temperatura supera i 23 gradi. C’è quindi un’interazione tra aumento di temperatura globale e arresti cardiaci.
Stiamo già pagando il prezzo del cambiamento climatico: attualmente i bambini da 1 a 5 anni hanno un incremento dell’88% delle patologie respiratorie e infettive a causa dell’inquinamento. Nascere in un posto o in un altro fa la differenza: i fattori socio-economici fanno variare tantissimo l’aspettativa di vita. Ad esempio, nella città di Baltimora c’è una differenza di aspettativa di vita di 13 anni tra zona più ricca e più povera della stessa città. Questa differenza si registra anche tra nord e sud Italia (11 anni). Anche la professione incide sull’aspettativa di vita.

INVECCHIAMENTO

Gli unici fattori che hanno dimostrato una relazione fondamentale con l’invecchiamento sono:

  • reddito
  • relazioni sociali

Ecco una casistica dei sintomi più comuni riportati ai medici di base in tre anni: dolore toracico, vertigini, insonnia, mal di testa, mal di schiena, dolori addominali ecc.

In più del 75% dei casi questi problemi non trovano una risposta perché non c’è una patologia dietro ai sintomi riferiti e non ha senso analizzare singolarmente il sintomo o l’organo o la cellula.

Tutto il sistema corporeo è integrato dal sistema nervoso autonomo (SNA) che è l’interfaccia rispetto a tutto quello che ci succede ed è fondamentale per la sopravvivenza.  Il SNA è alterato in ogni situazione cronica. 

Esempio cardiologico (ma vale per qualsiasi organo): qualsiasi intervento faccia aumentare l’ortosimpatico fa aumentare il rischio cardiovascolare, così come qualunque intervento che aumenti l’attività vagale migliora la prognosi.  Ci sono però pochissimi mezzi per aumentare il sistema parasimpatico.

Il SNA non è legato solo allo stress. Un articolo su Nature del 2002 dimostrava come la stimolazione ortosimpatica sia in grado di rilasciare citochine infiammatorie (Tracey K, Nature 420:852-56, 2002). Si comincia a parlare di neuro infiammazione e l’infiammazione è uno dei principali fattori patogenetici di qualunque patologia cronica.  C’è inoltre una relazione stretta tra SNA e sistema immunitario: il sistema simpatico che è attivo nelle situazioni di stress riduce la risposta immunitaria inibendo l’attivazione di alcuni linfociti (es. herpes labiale sotto stress).

Ortosimpatico e parasimpatico sono due sistemi che devono funzionare in modo bilanciato. Se così non accade si arriva alla patologia. Ci sono vari modi per misurare SNA e quello attualmente più usato è l’HRV (variabilità di frequenza cardiaca).

L’attivazione ortosimpatica è fondamentale per tutte le performances fisiche o mentali ma non ci deve essere un’attivazione cronica.  Il sistema deve essere dinamico: quando si perde la dinamicità si entra nella patologia (p.es. attacco di panico).

Uno studio eseguito su centenari in buono stato di salute ha mostrato che  avevano tutti una predominanza vagale (Paolisso et al, Clinical Science 1999;97:587- 594).

SONNO

Il sonno è uno stato di predominanza vagale. Dormire è fondamentale: la frequenza di infarti di notte è molto scarsa, si muore di più nelle prime ore del mattino, quando riparte l’attività ortosimpatica.

È stato fatto uno studio che ha confrontato pazienti con deprivazione di sonno totale per 3 giorni, a pazienti che hanno dormito 4 ore per notte per 10 gg (Effect of sleep loss on C-reactive protein, an inflammatory marker of cardiovascular risk. Hans K. Meier-Ewert, MD, Paul M. Ridker, MD,et al. Journal of the American College of Cardiology, Vol. 43, N 4, 2004) ai quali è stata misurata la proteina C reattiva, indice di infiammazione. I risultati hanno mostrato un aumento significativo nella deprivazione cronica di sonno a dimostrazione che la deprivazione di sonno porta a una non-disattivazione ortosimpatica.

Un altro studio dimostra come i soggetti che hanno dormito più di 7 ore si ammalano meno di raffreddore dopo impianto di rhinovirus. (Sleep habits and susceptibility to the common cold. Sheldon Cohen, PhD; William J. Doyle, PhD., et al.  Arch Intern Med. 2009, 169(1):62-67).

L’insonnia si associa ad un aumento della mortalità in generale (Association Between Insomnia Symptoms and Mortality A Prospective Study of US Men. Yanping Li, MD, PhD, et al. Circulation. 2014; 129:737-746).

Mi rendo conto che viviamo in un mondo in cui siamo succubi della routine, moltissimi di voi fanno un lavoro che porta alla deprivazione di sonno (basta pensare alle infermiere), ma il mio spunto di riflessione è per coloro che possono, attraverso un po’ di organizzazione, rivoluzionare il loro stile di vita.

Come? Stimolando il nervo vago e quindi il sistema parasimpatico!

  • Attività fisica
  • Sonno
  • Dieta 
  • Terapie cognitivo-comportamentali: yoga, mindfulness, meditazione. Sono stati fatti vari studi che dimostrano come queste discipline portino ad un calo dell’attività simpatica:
  • Osteopatia: e’ dimostrato che l’osteopatia, attraverso un tocco dolce e sensibile, riesce a diminuire i livelli di attivazione dell’ortosimpatico e quindi i livelli di stress, creando un terreno più fertile per la salute.

Concludo con la frase di un film che contiene il più bel manifesto di medicina preventiva:

Qual è il senso della vita? Essere gentile con la gente, evitare cibo grasso, leggere un libro ogni tanto, passeggiare, dormire bene e cercare di vivere bene con le persone di qualunque credo e nazione”.

Elena
Osteopata